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Terzo Piano, sala 3

SCIPIONE

“Mise le mani per terra ed era simile/ad una bestia./La terra ha tutti i nascondigli,/gli scarabei ronzano nell’aria./La testa alla radice dei capelli brucia,/le spalle si aprono, le viscere si commuovono./Non ci sono voci:/la terra s’alza, il ventre suona vuoto,/i seni s’allungano, precipitano verso terra./Il sole si è fermato/lungo le reni. Corre un vento di polline”.

(Solstizio, 1930)

“Sento gli strilli degli angioli/che vogliono la mia salvezza,/ma la saliva è dolce/e il sangue corre a peccare./L’aria è ferma,/tutto è rosa come la carne;/se pervade beatitudine/bisogna rompere e cadere./Il sole entra nel mio petto/come in una canestra/e io mi sento voto,/la mano si stacca da terra,/tocca l’aria, la luce, la carne./La lancia si sprofonda nelle reni della cavalla/che corre-e urla con la testa nel cielo”.

(Sento gli strilli degli angioli, s.d.)

“Ora dovrei parlarti della mia solitudine. Anche tu conosci questa bestia: essa inaridisce il cuore, sa scavare, come una talpa, e come essa ha pelo morbidissimo impalpabile , ed è del suo stesso colore, grigia. Tutti i grigi vanno verso l’azzurro e tutti i grigi sordi misteriosi che vanno verso il rosso. Annientare, distruggere: non è la mia età. Io voglio fermare i miei occhi, le mie mani e non vagare. Voglio far uscire dalle mie mani le cose di cui il mio cuore è stato pieno. Voglio stringere non carezzare. Voglio, forse avrei dovuto scrivere; vorrei , perché infine non faccio che rivoltarmi in questo spazio e l’infinito è grande come un lenzuolo. In esso ci si riposa: è un morire”.

(Lettera di Scipione a Libero De Libero, Roma, 1 settembre 1930)

Painting
Scipione (Gino Bonichi), 1930
Painting
Scipione (Gino Bonichi), 1929
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Scipione (Gino Bonichi), 1930

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