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Terzo Piano, sala 1

MASSIMO CAMPIGLI

“C’è per esempio quell’aria da museo che si respira nell’opera mia. È la più grave delle mie debolezze. I musei in genere, antichi s’intende, esercitano su di me un fascino enorme sin da quando ero bambino. Chissà cos’è! La solennità, l’immobilità, il sentirsi fuori del tempo e del mondo reale…” (1955)

“L’influenza che subii più a lungo fu quella dell’arte etrusca che nel 1928 diede una svolta alla mia pittura”. (1955)

“E quell’aria di affresco che hanno tanti miei quadri? Non è voluta, e mi secca parecchio di constatarlo. Quando composi, ai primi passi della mia pittura, la mia tavolozza, preferii le terre. Questo nome di terre mi piaceva per ragioni poetiche. Era poi il tempo della mia grande austerità, e una tavolozza povera mi sembrava consona alla mia sobrietà e al mio orgoglio”. (1955)

“Amo le cose non mistiche ma misteriose. Fin da bambino mi importa poco della realtà: mi disturba. Non è nemmeno una critica del mondo com’è, cerco di ignorarlo meglio che posso, di preservare il mio mondo fantastico. Che io non dipinga che donne, niente di strano. C’è evidentemente un’insistenza particolare, una fissazione; quel farle imperiali, ieratiche, denuncia un feticismo per tutto quello che è l’aspetto della donna, l’immagine, l’idea della donna”. (1972)

MARINO MARINI

“Considero profondamente artistica soltanto quell’opera che pur attingendo alle scaturigini della natura se ne astrae e le supera. Arte è anche allucinazione perfetta, tutte le verità della natura attraverso questa ne subiscono la trasformazione”. (1935)

“La figura, la statua, impone una più vasta ricerca di forme, di linee, di masse. Le mie donne, che alcuni trovano goffe, rispondono a questa preoccupazione. Nella figura io mi propongo di approfondire, nell’insieme sempre più unito, più fermo, e pure libero e sciolto, il gioco naturale dei volumi. Ma questa ricerca dei volumi non è il solo problema dello scultore, il quale non deve mai dimenticare che ciò che commuove di più, in una scultura, è sempre la poesia”. (1939)

“La teoria deve assolutamente esserci, ma non prima. Per me prima è il dramma. E’ il grande tragico dramma dell’essere umano che io voglio esprimere. Credo soltanto all’opera che nasce dall’esperienza del dramma della vita”. (1966)

“No io non sono ispirato! Io sono etrusco! Lo stesso sangue riempie le mie vene. Come sai una cultura può rimanere in letargo, dormire per generazioni e all’improvviso risvegliarsi a nuova vita. In Martini e in me rinasce l’arte etrusca. Noi continuiamo dove loro si sono fermati” (1996) 

Painting
Massimo Campigli, 1934
Painting
Massimo Campigli, 1928
Painting
Massimo Campigli, 1932
Sculpture
Marino Marini, (1934)
Sculpture
Marino Marini, 1939

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