Galleria d'Arte Moderna

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Secondo Piano

CARLO CARRÀ

“ Se tu sei sensibile alla bellezza raffigurata ti avvenisse di veder un fresco di Giotto, anche di quelli  impiastricciati da un feroce restauro, come quelli di Santa Croce e del Bargello, ti sentirai nascere  in animo una voglia matta di accarezzare con la mano la bella materia che forma il dipinto di quel massiccio visionario trecentista”. (1916)

“Sono le cose ordinarie che operano nel nostro animo in quella guisa così benefica che raggiunge le estreme vette della grazia, e chi le abbandona crolla inevitabilmente nell’assurdo, cioè nel nulla, sia plasticamente che spiritualmente”. (1919)

“Con tutto ciò non si potrà negare che qui in Italia, più che altrove, l’amore per le superfici bene ordinate e per la corposità equilibrata – che è classicità in atto – è naturalmente sentito”. (1920)

“Tradizione e modernità io le concepisco come le due metà di una medesima sfera. La sfera gira e quello che è di sotto passa sopra. Perciò se mi si domanda cosa io sia stato, se un rivoluzionario o un tradizionalista, mi sento di poter rispondere che sono stato, in piena coscienza, tutte e due le cose insieme”. (1943)

“La mia pittura è fatta di elementi variabili e di elementi costanti. Fra i primi metto quelli che riguardano i principi teorici e le idee estetiche; fra i secondi quelli che riguardano la costruzione del quadro”. (1945)

OTTONE ROSAI

“[…] mi può accadere talvolta uscendo in una data ora del cielo e delle stagioni di sorprendere il mondo in un attimo di così grande bellezza, di tripudio, di luce; chiaro e sonoro dentro i suoi veli d’aria, da sentirmelo risuonare nel sangue come un tumulto di festa, in modo che tutto mi sembra felice, lanciato verso un destino gaudioso, in armonia col sole e col battito delle stelle, lontane e vicine tanto da sentirmele nelle tempie e nei polsi, con un desiderio esaltato di creazione”. (1936)

“Io voglio scoprire l’anima della mia creatura, il suo viso interno, voglio trovare il suo dramma: essere quella santità di luce e di spazio dipinti in cui si esala il suo grido me […]. Io credo alla strada, ai fatti della strada, alla vita vivente e mutevole, all’umanità a cui piace stare in piedi e mordere il vento e l’azzurro delle salite; credo alle cose ch’empiono il santo giorno, e non a tutto ciò che sa di sbiadito riflesso di tutta questa divina diversità”.(1936)

“Per un pittore raggiungere il suo sogno sarà l’arrivare a dipingere l’universo in una foglia. Del mondo ch’è in lui, dentro di lui, farà dono a tutti, perché tutti specchiandosi possano prima o poi riconoscervisi. Poeta innanzi tutto, canterà i suoi versi in forme e colori. Nel riprodurre un albero, una casa, tutto, lo preoccuperà soprattutto il dare di ognuna di queste cose il loro intimo dramma, che in fine è il suo e quello di tutti. Egli vuole imprimere l’eterno. La sua opera ripresa dalla natura sarà un’altra natura, la perfezione della natura, l’apporto di un suo volto alla stessa natura”. (1937)

“Quello che conta è per me la verità che nonostante tutto, ha ancora e sempre il suo diritto dell’eternità”. (1954)

ARDENGO SOFFICI

“Il fatto  è che il mondo di un pittore non è solo un mondo fantastico ma anche, anzi prima di tutto plastico – come quello del musicista è anzitutto sonoro – e che non si potrà mai rivelarne la vera essenza se non usando un linguaggio, una terminologia capaci di render sensibili e comprensibili le qualità intime di un’arte plastica. Una volta che lo spirito umano è arrivato a concepire la pittura come un’arte autonoma, nella sua purezza, la creazione di un tale linguaggio s’impone. (1919)

“Posar le parole come pittore i colori e vedere il mondo spiegarsi nel suo splendore !

Il  cielo — Un segno sul foglio, e si senta per sempre quest' onda melodiosa di azzurro

sulla mia testa, quegli strappi di luce sulle montagne lontane, fra i rami nudi dei pioppi.

Questo profondo e limpido mistero sulle cose”. (1921)

“Dopo aver fatto in gioventù il giro delle teorie estetiche e corso la cavallina di molte pratiche e tecniche pittoriche, mi ritrovai un bel giorno (e fu nel riposo spirituale del fronte durante la guerra) ad accorgermi che non c'è nulla di meglio che stare alla realtà del mondo visibile e rappresentarla nella sua ingenuità poetica, secondo un criterio di semplificazione e di scelta, che l’artista possiede naturalmente (…)  Arrivai a limitare nell'artista il diritto alla sintesi (che è intervento di volontà stilistica) in favore della realtà nuda e cruda”. (1937)

Painting
Carlo Carrà, 1930
Painting
Carlo Carrà, 1921
Painting
Ottone Rosai , 1923
Painting
Ottone Rosai, 1922
Painting
Ardengo Soffici, 1925
Painting
Ardengo Soffici, 1909

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